domenica 4 giugno 2017

La Terra potrebbe pure essere cava, per quanto ne sappiamo.

Qualche giorno fa, tutto il rumore attorno alla foto che mostra tutta l'acqua del mondo racchiusa in una goccia gigante ha finito per farmi tornare in mente una roba che stranamente è sconosciuta a molti. Una meno nota sfida tra USA e gli URSS negli anni '50 e '60 che vide trionfare i sovietici: le due superpotenze gareggiarono per raggiungere la perforazione più profonda della crosta terrestre, così da studiarne la composizione e testare le teorie dei geologi.



Il record di perforazione fu stabilito dai russi nella penisola di Kola: lo scavo (denominato Kola Superdeep Borehole), che fu portato avanti fino al 1994, raggiunse in uno dei suoi punti una profondità di 12.261 metri. E, se questo risultato vi sembra impressionante (parliamo di circa uno virgola trentacinque monti Everest - anche se nel verso opposto -), forse dovremmo mettere le cose in prospettiva. Tipo che il diametro della Terra è di 12.742.

Chilometri.

Esattamente: lo scavo più profondo che l'uomo sia mai riuscito ad effettuare sul suo pianeta è mille volte inferiore al suo diametro complessivo, ragion per cui tutto ciò che sappiamo su quel che si trova oltre i dodici chilometri sotto i nostri piedi è pura ipotesi. Se ogni volta che mandiamo sonde sempre più vicine ai pianeti di questo sistema solare dobbiamo rivedere le nostre teorie a riguardo, lo stesso può dirsi della nostra Terra nel momento in cui andiamo a guardarla sempre più dall'interno. Già durante gli scavi del Superdeep Borehole ci si rese conto che, anche se variamente teorizzata, la transizione da rocce granitiche a basaltiche - che avrebbe dovuto trovarsi tra i tre ed i sei chilometri di profondità - non c'era. Un intero strato della crosta terrestre, immaginato, teorizzato, studiato, semplicemente non era mai esistito.

(Foto di Linda Paul su Flickr CC BY-ND 2.0)
Ma non solo: tracce di fossili organici furono trovate in profondità, all'interno di rocce vecchie di due milioni di anni, intatte nonostante pressione e temperatura proibitive. Temperatura, per l'appunto, che oltre una certa profondità cominciava a rivelarsi molto più alta di quanto ci si attendesse. E come se non bastasse, durante gli scavi venne rinvenuta dell'acqua dove non avrebbe dovuto esservene, almeno non in forma liquida.

Ovviamente, che già il primo millesimo interno del nostro pianeta ci abbia riservato tante sorprese, non vuol dire automaticamente che le storielle sulla terra cava siano vere. Ma di certo, se uno spazio così relativamente limitato ha rimesso in discussione molte teorie, chissà cos'altro si potrebbe scoprire, se solo ci fossero i mezzi per superare il record dei russi. Negli anni novanta gli scavi a Kola si fermarono perché temperature e cambiamento nelle caratteristiche delle rocce resero impossibile proseguire oltre: e là nel punto in cui ci si spinse dove nessun uomo aveva mai scavato prima, restano oggi solamente delle affascinanti rovine.



(Foto di Bigest CC BY-SA 3.0)


(Foto di Rakoti3 CC BY-SA 3.0)

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