sabato 27 maggio 2017

Se il mio rosso ed il vostro non sono uguali.

Uno dei concetti che ho speso più tempo ad afferrare nel suo complesso, è che l'intima esperienza sensoriale del singolo individuo è, fondamentalmente, inconoscibile. Non vi è modo corretto di sapere come ognuno di noi percepisca il mondo che lo circonda. E intendo come lo percepisca davvero.
Nel rendere un importante servigio alla nostra civiltà, il linguaggio è riuscito a dare una forma codificata ad elementi che di per sé codificati non sono. L'esempio che più di tutti calza alla situazione, poiché relativamente semplice, è quello della percezione dei colori. 

Ipotizziamo di trovarci davanti ad una mela rossa. I pigmenti della mela, e la luce che non assorbita si riflette verso i miei occhi, vengono tradotti dal mio cervello e immediatamente identificati come "colore rosso". La stessa cosa accadrà a chiunque in quel momento stia osservando la stessa mela. Eppure non vi è alcun modo di sapere se stiamo guardando lo stesso colore. 



Mi spiego meglio: Il segnale captato e tradotto dal mio cervello è perlopiù lo stesso sin da quando ho imparato ad esprimermi, e la civiltà in cui sono cresciuto mi ha istruito ad indicare quel colore, quel segnale, con il nome di Rosso. Il segnale in sé, che spinge la mia mente ad effettuare l'associazione con il termine "Rosso", è lo stesso identico segnale che spingerà la mente degli altri osservatori ad effettuare a loro volta un'associazione, indicandolo con il termine che la società ha insegnato loro: Rosso, appunto.
La potenza del linguaggio si mostra chiaramente: un segnale percepito da più individui, che possono condividere l'esperienza tramite la sua comunicabile codificazione. C'è un problema però: che la codificazione non avviene sulla base della percezione del segnale, ma (e la differenza non è affatto sottile) sulla base della sua mera esistenza. Il che implica che nel linguaggio non venga trasmessa alcuna informazione su come questo Rosso sia rappresentato poi effettivamente nella mente dei parlanti. 

Se, mettiamo caso, il modo in cui il mio occhio percepisce quello che chiameremo Rosso Vero (ad indicare il segnale cromatico emesso dalla mela) corrispondesse incredibilmente ad un colore più vicino ad un Blu Vero, e per la persona di fronte a me quel Rosso Vero fosse invece davvero Rosso, allora staremmo percependo due realtà diverse. Senza alcun problema nella nostra interazione. Non ce ne accorgeremmo neppure. E se io percepissi il Rosso come un Blu Vero e l'interlocutore come un colore ancora diverso, poniamo il Giallo Vero, continueremmo ancora a non avere alcun problema. Perché quel colore che noi vediamo in modo tanto diverso, è comunque figlio di pigmenti le cui conseguenze indichiamo entrambi come Rosso.

Ovviamente non è possibile entrare nella mente altrui per comparare le percezioni, quindi è impossibile avere certezza che si percepiscano tutti i colori allo stesso modo. E se state pensando che in fondo voi vedete il mondo in modo "normale", è semplicemente perché lo avete sempre percepito così, e se anche vedeste il cielo di un Viola Vero, lo chiamereste Azzurro e non ci trovereste nulla di strano. 

D'altra parte, che i colori siano percepiti in modo almeno leggermente diverso da individuo ad individuo è una verità scientifica. A seconda della conformazione dei nostri organi di senso siamo più o meno sensibili ai segnali che ci circondano. Eppure chissà se, una volta giunti ai nostri neuroni, questi segnali non differiscano drasticamente. Senza che nessuno si accorga mai di nulla. Sto praticamente estendendo la considerazione a tutti i sensi. Molto probabilmente passiamo le nostre vite ad ascoltare suoni diversi e ad assaggiare gusti diversi, ma grazie al linguaggio possiamo tranquillamente ignorarlo.

Nessun commento:

Posta un commento